Alessio Lattuca e la gestione dei rifiuti ad Agrigento

lattuca Agrigento ore 9:00, riceviamo e pubblichiamo. Il tema della  gestione dei rifiuti riveste un importante ruolo nella definizione delle strategie di una città e, soprattutto, nella programmazione di una strategia ambientale sostenibile. Le buone pratiche e i modelli di gestione integrata dei rifiuti si pongono come obiettivo non solo la prevenzione e la riduzione dell’impatto ambientale connesso al ciclo di gestione, ma anche il miglioramento complessivo del sistema “uomo-ambiente” ed un uso più sostenibile delle risorse.Senza entrare nell’analisi delle motivazioni per cui, a distanza di oltre dieci anni dall’entrata in vigore del “Decreto Ronchi”, si assiste ancora a un’Italia sostanzialmente a due velocità (nella quale, accanto ad esperienze largamente consolidate di gestione integrata dei rifiuti, si riscontrano ancora situazioni di dichiarata emergenza), rimane tuttavia chiaro il principio per cui attuare modelli di gestione integrata dei rifiuti significa soprattutto cogliere le opportunità di recupero delle risorse, in termini di materiali e di energia, in essi contenute. In tale ottica il riciclaggio e la valorizzazione energetica dei rifiuti sono da considerarsi tuttora come tematiche prioritarie, che richiedono non solo scelte politico-amministrative, ma anche soluzioni tecnico- economiche sostenibili e non differibili. Tematiche prioritarie indispensabili per  dotare il Piano per la raccolta dei rifiuti  di un quadro conoscitivo adeguato alla complessità delle tematiche che esso è chiamato ad affrontare e degli obiettivi che intende perseguire. L’Amministrazione attiva, insieme al  settore competente avrebbe dovuto e dovrebbe  organizzare un percorso di comunicazione, informazione e consultazione rivolto principalmente ai cittadini, alle associazioni, alle imprese, agli stakeholders direttamente e indirettamente interessati all’ aggiornamento della relativa politica. Un coinvolgimento che avrebbe dovuto e dovrebbe  mobilitare attorno a una pluralità di occasioni di confronto, proposta e approfondimento,  i soggetti portatori di competenze e conoscenze; i promotori di esperienze progettuali e gestionali innovative sia sul piano delle “teorie empiriche” in materia che su quello delle strategie applicative, organizzative e amministrative; gli attori d’impresa nei settori produttivi e distributivi del riciclo; le associazioni civiche e ambientali che animano il controllo della comunità  interessate alle modalità e alle implicazioni della gestione dei rifiuti. Si tratta  di una attività  preventiva, di ascolto e consultazione. Attività mirata, in particolare, alla costruzione di una base condivisa e di una conseguente definizione di opzioni strategiche fondata sulla situazione attuale, sui fattori che l’hanno generata e sul confronto tra le diverse ipotesi di lavoro prospettabili per il medio e lungo periodo. Ne potrebbero  derivare riflessioni e discussioni in grado di affrontare  la pluralità delle tematiche funzionali alla gestione dei rifiuti. Invece nella città di Agrigento nulla di ciò è accaduto. Non esiste coinvolgimento, concertazione,  né alcun dibattito sul tema ma, purtroppo, si registrano azioni che vanno in controtendenza. Infatti, sulle scelte operate dall’Amministrazione Zambuto,  in merito al servizio di raccolta dei rifiuti e segnatamente sulla delibera n.112 del 09.08.2013 della Giunta Comunale, avente ad oggetto “Atto di indirizzo per la costituzione Ambito di Raccolta Ottimale (A.R.O.)”,  Confimpresa Euromed è stata costretta ad intervenire nell’interesse della comunità e delle imprese ed ha proposto ricorso al TAR  per l’annullamento previa sospensione del verbale. Convinta che  tale deliberazione sia  illegittima e che violi  palesemente vigenti  principi giuridici  in materia di Ordinamento degli Enti Locali: il riparto di competenze tra organi di governo elettivi, non elettivi e organi burocratici e il principio di separazione tra l’attività di indirizzo e l’ attività di gestione. IlConsiglio Comunale che è l’organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo, a cui sono assegnati specifici atti fondamentali, tra cui “l’assunzione diretta dei pubblici servizi, la costituzione di istituzioni e di aziende speciali, la concessione dei pubblici servizi, la partecipazione dell’ente locale a società di capitali, l’affidamento di attività o servizi mediante convenzione” è stato totalmente esautorato. La scelta di costituirsi in Aro in forma singola, sia la scelta della procedura di affidamento mediante esternalizzazione a terzi, provengono anziché dal Consiglio Comunale dal titolare di P.O. che non è un organo politico ma un organo burocratico a cui per legge compete lo svolgimento dell’attività gestionale finalizzata, appunto, al conseguimento degli obiettivi definiti dagli organi politici nell’esercizio dell’attività di indirizzo politico-amministrativo. Pertanto, risulta evidente  che l’Amministrazione  non lascia alcun spazio di scelta in capo all’organo politico a cui si sostituisce in toto. Avrebbe dovuto, invece,  redigere e portare a conoscenza del Consiglio Comunale una relazione contenente la descrizione di tutti i vantaggi e/o gli svantaggi derivanti  dalla costituzione in forma singola o associata dell’Aro e così anche dall’affidamento della gestione del servizio attraverso le tre modalità di cui alla direttiva assessoriale. Peraltro la decisione non tiene in alcuna considerazione la  L.R. n. 9/2010 e la direttiva n. 2/2013 dell’Assessorato dell’Energia e dei Servizi di pubblica utilità, la quale ha  chiarito che “i comuni singoli o associati, possono procedere all’affidamento del servizio di spazzamento di raccolta e trasporto sulla base di perimetrazioni territoriali da loro stessi definite (ARO) senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica e previa redazione di un corrispondente piano di intervento che dimostri che l’organizzazione del servizio nell’Aro rispetta i principi di differenziazione adeguatezza e di efficienza. La verifica di tale rispondenza spetta alla regione. Le scelte operate dall’Amministrazione non considerano per la costituzione dell’Aro, la  configurazione territoriale della Città né tantomeno il suo assetto organizzativo;  anticipano la scelta dell’ affidamento del servizio a terzi,  che invece deve essere contestuale al piano di intervento perché, in aderenza all’obbligo di non aggravare la finanza pubblica, tale scelta di ricorrere a terzi deve essere preceduta da una preventiva pianificazione economica-finanziaria con apposita valutazione dei costi. Dall’esame del contenuto complessivo della delibera comunale si ricava che i  pareri previsti dalle vigenti norme non sono richiesti stante la natura di mero atto di indirizzo. Di conseguenza, la delibera di giunta, avrebbe dovuto prevedere la spesa complessiva e quindi demandare al dirigente competente ogni atto consequenziale  circa le previsioni delle poste in bilancio tali da garantire la copertura dell’intero  servizio. Per tutte le superiori considerazioni, per concretezza e per evitare ulteriori inconcludenti discussioni, risulterebbe estremamente significativo e, al tempo stesso,  costruttivo che l’Amministrazione Zambuto revochi il bando e crei un clima nel quale la libera concertazione promuova  la costruzione democratica di servizi essenziali per la comunità.

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