Arbitro di calcio donna. Mi presento sono Rossana Contrino

Ravanusa, ore 11:39 Arbitraggio, passione anche al femminile. Rossana Contrino, 18 anni compiuti lo scorso mese di febbraio, studentessa dell’istituto magistrale “Giudici Saetta e Livatino” di Ravanusa, ha scelto di fare l’arbitro di calcio. E lo fa con la padronanza e l’assoluta imparzialità che deve avere un buon direttore di gara. Tifa perla Juventused è iscritta ai fan club “Noi arbitri” ed “Essere arbitri”. E’ lei l’immagine del nuovo corso per arbitri di calcio che la sezione Aia di Agrigento ha organizzato anche quest’anno. “Le lezioni – spiega il presidente Armando Salvaggio – iniziano domani mercoledì 26 ottobre presso la sede di via Cimarra ad Agrigento. Lo stesso giorno inizierà il corso a Canicattì mentre a Sciacca le lezioni sono già state avviate. La sezione agrigentina dell’Aia ha in organico 160 arbitri”. Abbiamo intervista Rossana Contrino, per capire come concilia l’essere donna con l’essere arbitro.

Rossana, ci racconti qualcosa di te?

Sono sincera, coerente, diretta, decisa, talvolta scontrosa ma, d’altro canto c’è chi sa tirarmi fuori una dolcezza che non pensavo neppure di avere. Riservata per certi versi, alquanto sfrontata per altri, non amo gli eccessi: prediligo piuttosto “l’aurea mediocritas”,il giusto mezzo in qualsivoglia circostanza. Mi piace trascorrere del tempo con famiglia ed amici; dedicarmi ad uno studio – non unicamente finalizzato ad ipotetiche interrogazioni scolastiche – riguardante le tematiche che più mi affascinano. Adoro leggere, trovo la lettura una tra le massime espressioni del sincretismo di utile e dilettevole. Amo scrivere e, nel tempo libero, mi dedico alla stesura di un romanzo.

Perchè hai scelto di fare l’arbitro di calcio?

Non avrei mai neppure immaginato di avvicendarmi in una simile “avventura”. Quando ho saputo del corso per diventare arbitri ho deciso di aderirvi perché  mi è sempre piaciuto il calcio e l’idea di far rispettare le regole. Peraltro di rado una ragazza decide di intraprendere una simile attività e ho colto l occasione per distinguermi mettendomi alla prova.

 Come hai saputo del corso?

Una mattina come altre, al liceo scientifico “Giudici Saetta e Livatino” di Ravanusa, stavo seguendo la lezione quando è entrato e si è presentato alla classe Pietro Bennici – arbitro della sezione di Agrigento -. Ci ha esortati,mediante un'”illustrazione” del mondo dell’arbitraggio,a cimentarci in questa attività.

Quando hai fatto l’esordio?

Ho esordito a Palma di Montechiaro, con la gara tra le squadre Gattopardo Palma e Mithos, lunedì 14 febbraio 2011.

Quando arrivi allo stadio e le squadre vedono che l’arbitro è una donna come ti accolgono?

Quando arrivo allo stadio e, stringendo la mano al dirigente, mi presento come direttore di gara, i giocatori – ed il dirigente in primis -stupiti, accennano un lieve sorriso che lascia trasparire la loro curiosità di vedere come me la caverò. L’accoglienza che mi riservano è alquanto cordiale.

Cosa è necessario per essere un buon arbitro?

La perfezione è utopia anche nel mondo arbitrale. Tuttavia un buon arbitro è colui che, prendendo coscienza dei propri errori, riesce a rialzarsi ad ogni caduta con estrema dignità e sete di auto perfezionamento. Un buon arbitro non deve permettere che la massima concentrazione venga meno in campo: deve mostrarsi a tal proposito imperturbabile da ipotetici dissensi degli spettatori. Un buon arbitro deve presentare un’impeccabile conoscenza del regolamento e una ben distinta personalità tale da consentirgli di farlo osservare ai giocatori. Un buon arbitro non lo è unicamente su un terreno di gioco, ma nella sua quotidianità deve mostrasi rispettoso dell’etica arbitrale e rappresentare con la dovuta dignità quella grande famiglia che è l’Aia. Un buon arbitro insegue il suo sogno con spiccata passione e considerevole impegno. La mitologia greca ritraeva i titani come entità superiori agli stessi dei. Erano i dominatori assoluti dell’universo. Un campo da calcio è l’universo che un buon arbitro deve dominare da vero titano.

Consiglieresti alle tue amiche di fare l’arbitro?

Certamente! Consiglio loro di intraprendere l’attività arbitrale perché continua a regalarmi esperienze di considerevole positività e particolarmente costruttive in ambito comportamentale, implicando l’acquisizione di maggiore sicurezza di se e di una ben distinta capacità decisionale.

Sogni di arrivare in serie A?

Sono dell’idea che chiunque, senza esclusione alcuna, aspiri ad un ottimale conseguimento dell’attività nella quale si adopera. La serie A è la meta o il fine che inseguirò a perdifiato con la speranza e l’impegno di chi ne predilige l’approdo.

Paolo Picone

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