il figlio enrico cammarata con l'album delle foto del padre e la lettera1

Campobello di Licata, Lettera di un prigioniero di guerra giunge a destinazione dopo 66 anni

Campobello di Licata, ore 14:00 Avrebbe dovuto “rassicurare” i propri genitori sul fatto che stava bene, anche se detenuto di guerra in Sud Africa. Invece quella lettera non è arrivata a destinazione. Dopo 66 anni, il destino ha però voluto che la missiva, dopo tante peripezie, arrivasse al destinatario. E’ una storia toccante quella raccontata da Enrico Cammarata, un campobellese che a distanza di 70 anni circa si è ritrovato ad avere tra le mani una lettera che il padre, Costantino aveva indirizzato al suo genitore, quindi suo nonno che si chiamava come lui (Enrico), per dire che nonostante fosse prigioniero degli americani a Zonderwater, era in buone condizioni di salute ed era trattato bene. Il contenuto è pieno di convenevoli e di saluti ai parenti ed amici ed il mittente è il prigioniero di guerra numero 117684, il sergente Costantino Cammarata che scrive sugli appositi modelli rilasciati dagli americani con tanto di prestampato. Leggendo oggi, il contenuto potrebbe non dire nulla, ma nel 1945, per due genitori in ansia per le sorti di un figlio prigioniero di guerra sarebbe stata una lettera rassicurante, quanto meno per sapere che il proprio congiunto era vivo e stava bene. Questa lettera, passata al vaglio della censura americana ed al visto del consolato, datata 23 ottobre 1945, è arrivata all’ufficio postale di Campobello di Licata, come si evince dal timbro apposto il 13 dicembre 1945, ma stranamente non è mai giunta al destinatario. Cosa è successo non si sa bene. Perché quella missiva, sotto natale del 1945 non è stata recapitata. Si parla di un saccheggio che c’è stato all’ufficio postale e che le lettere siano andate disperse. Il destino ha però voluto che quella lettera giungesse a destinazione. Ci ha impiegato 66 anni, ma è arrivata al figlio di quel sergente che al termine della seconda guerra mondiale si è ritrovato prigioniero in Sud Africa. L’altro aspetto, per certi versi intrigante, della vicenda è che questa lettera è finita nei mercatini “Secondamano” di Milano. A comprarla, per 8 euro, è stato un ingegnere di Lecce, appassionato di oggetti antichi, che, destino vuole, ha un amico insegnante, originario di Campobello di Licata. Si accorge che sulla lettera c’è il nome del paese del suo amico, che si chiama Giovanni Casuccio e gli chiede se conosce la famiglia Cammarata, a cui era destinata la missiva. Casuccio, che conosce bene Enrico Cammarata, si fa consegnare la busta dall’ingegnere pugliese e quando, per le vacanze torna in paese, va a cercare il suo amico al quale recapita questa lettera. Da quando è stata scritta a quando è andata a finire nelle mani del figlio del mittente, sono passati 66 anni. Naturalmente grande commozione per Enrico Cammarata nel ricevere quel manoscritto. Peccato che i suoi nonni non c’erano più. Peccato che loro, ai quali il figlio aveva scritto di stare bene cercando di rassicurarli anche se lo stesso era prigioniero di guerra, non hanno potuto avere quell’effetto confortante che la lettera avrebbe dato 66 anni fa. Ma come in ogni storia a lieto fine, oggi Enrico Cammarata tiene tra i suoi cimeli più importanti e preziosi, una lettera del padre, sergente prigioniero di guerra a Zonderwater, che sarà destinata al figlio di 25 anni, Costantino, giovane tenente dei paracadutisti, in servizio a Legnago. Ce ne ha messo di tempo per arrivare. Ma l’importante è che sia stata recapitata. E non importa come.

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