Campobello, Strade dissestate: il Comune paga i danni

Campobello di Licata, ore 18.27 Il Comune “paga” i danni provocati alle autovetture per la mancata manutenzione delle strade cittadine. Una spesa di circa 7 mila euro che il sindaco Gianni Picone ha deciso di liquidare, grazie agli accordi bonari fatti con i proprietari delle autovetture danneggiate che hanno citato l’ente davanti al giudice di pace o alla magistratura. E così, con decreto sindacale numero 70 sono stati liquidati 1.200 euro a Giuseppe Melluzza, che con la sua Golf aveva percorso la via Allende ed era rimasto incastrato in un tombino senza coperchio. Con l’atto successivo, numero 71, il sindaco ha accolto la proposta di transazione con Carmelo Martorana al quale è stata liquidata la somma di 1.800 euro. A Pietro Turco, campobellese residente a Fucecchio, sono stati liquidati 650 euro. Ancora a Diego Puleri, che ha eletto domicilio presso lo studio legale Di Pasquali, il Comune ha erogato la somma di 1.097 euro. Al signor Angelo Lumia sono state assegnate somme per 550 euro, al canicattinese Fabio Misuraca liquidata la somma di 250 euro, a Calogero Antonio Termini, il Comune ha pagato la stessa somma di Misuraca. Mille euro a Gaetano Vella e 350 euro a Giovanni Calà. Tutte queste somme, sono comprensive di spese legali e del danno che è stato stimato dai periti. Le strade di Campobello di Licata, quindi, risultano pericolose e piene di buche che spesso causano incidenti gravi. Nella migliore delle ipotesi c’è solo il danno materiale al mezzo che finisce in una buca o in un tombino non adeguatamente segnalati o visibili. Ed ecco che il Comune, una volta citato per danni, si vede costretto a pagare. Con questa azione il sindaco Picone ha risparmiato alcune migliaia di euro, che in caso di mancata accettazione della transazione, sarebbero stati prodotti da sentenze del giudice. Infine il sindaco ha assegnato un incarico legale all’avvocato Carmelo Casuccio, per difendere il Comune di Campobello nella causa intentata da Salvatore Caizza, ex dipendente Co.co.co dell’Ente, dinanzi alla Corte d’appello di Palermo, sezione lavoro. La somma impegnata è di 6 mila euro.