Chiusura punti nascita nei comuni di Santo Stefano e Licata

 

  Agrigento, ore 10:30 La chiusura di ventotto punti nascita in Sicilia contenuto nel Decreto dell’assessorato Regionale alla sanità e pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 5 Gennaio determinerà in alcuni casi una negazione del diritto alla salute ed alla sicurezza, oltre che evidenti disagi per numerose famiglie Siciliane. Nella Provincia di Agrigento il decreto prevede la chiusura dei punti nascita di Santo Stefano Quisquina e Licata, in entrambi i casi la chiusura è stata determinata dal mancato raggiungimento da parte delle due strutture sanitarie degli standard qualitativi e quantitativi di riferimento, ovvero da una media di nascite inferiori alle 500 nascite annue. E’ necessario in ogni caso esprimere alcune considerazioni in merito, vista la specificità dei due presidi interessati dalla chiusura, in particolare il presidio di Santo Stefano di Quisquina per la particolare collocazione geografica del Comune montano rappresenta l’unica struttura nel territorio della Quisquina ed inoltre raggiungere altri presidi non è particolarmente facile  considerate anche le distanze, pertanto la chiusura del presidio di Santo Stefano avrebbe come diretta conseguenza l’isolamento di quel territorio con  evidenti rischi per la salute delle donne in gravidanza. In merito al punto nascita del Comune di Licata è necessario precisare che nell’ultimo periodo ha registrato un incremento delle nascite , che nell’ultimo anno hanno raggiunto circa quota 400 per cui è prevedibile vista la media degli ultimi anni un ulteriore incremento sino al raggiungimento della quota di 500, utile per il mantenimento del punto di natalità, inoltre è opportuno precisare che  la chiusura di tale presidio costringerà le famiglie Licatesi ad un vero e proprio esodo verso le strutture di Gela e Canicattì con evidenti disagi non solo per gli spostamenti  ma anche e soprattutto perché tale “accorpamento” necessario determinerà un affollamento nelle sopraccitate strutture con particolari rischi per gli stessi standard qualitativi. Per tali ragioni nei prossimi giorni chiederemo all’assessore alla sanità  di prendere in considerazione di riconsiderare la chiusura del presidio di Santo Stefano per la specificità territoriale di quel comune e di concedere un ulteriore proroga di sei mesi al presidio di Licata per i motivi fin qui esposti.

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