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ELEZIONI AMMINISTRATIVE: LA RIFLESSIONE DEL DIRETTORE A TRE GIORNI DALLA CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE

Ormai siamo alle battute finali. Mancano 2 giorni alla chiusura della campagna elettorale che vedrà i canicattinesi scegliersi il sindaco per i prossimi 5 anni tra 6 candidati: Vincenzo Corbo, uscente che ci riprova e si sottopone al giudizio degli elettori, Daniela Marchese Ragona, assessore per 5 anni della giunta Corbo, Alberto Tedesco del Centrosinistra, Gaetano Cani, candidato con un plotone di esecuzione, Giuseppe Cammalleri, consigliere comunale del Msi e Adolfo Bartoccelli, medico con esperienze amministrative nel passato. Nessuno di loro ce la farà a primo turno. Il ballottaggio è inevitabile, con 6 candidati sarebbe matematicamente impossibile raggiungere il quorum del 50 per cento più uno dei consensi. Di sicuro c’è che al ballottaggio andranno in 2. Qui ci si può sbizzarrire: ognuno tira acqua al proprio mulino, verso il proprio candidato: Corbo si dice sicuro di andare al ballottaggio, forse contro Cani, a Daniela Ragona piacerebbe confrontarsi al turno supplementare con Corbo. Il candidato del Mpa di Granata, Bartoccelli, già vede il proprio nome sulla scheda elettorale per il ballottaggio e pensa di avere come avversario Cani. Tedesco lavora in silenzio (forse il Pd ha poco da dire), Cammilleri sbraita e ne ha piena ragione visto che è sganciato da tutti i partiti e corre da solo senza legacci alle scarpe, scagliandosi contro tutti i concorrenti, ma principalmente contro Corbo, artefice – secondo lui – dello sventramento della città per l’inadeguatezza amministrativa dimostrata in questi anni. Cani? L’ex assessore se la ride – ma senza darlo a vedere agli avversari – forte delle sue liste (Forti) che porteranno voti e trascineranno il suo nome. Chissà. Perché è dimostrato che una cosa è votare il consigliere una cosa è scegliere il sindaco. Ed in Italia vige il sistema del voto disgiunto, per cui l’elettore ha la possibilità di scegliersi un candidato consigliere ed un candidato sindaco che non siano legati da accordi o cartelli elettorali. Ma adesso andiamo alle elezioni. Le urne si apriranno sabato pomeriggio, domenica dalle 7 ci sarà l’assalto ai seggi: si rivedranno le scene dei fac simili elettorali che sporcano le strade (già la Dedalo non pulisce), si assisterà alla scena dei candidati assiepati nei pressi dei seggi (cosa alquanto squallida che andrebbe monitorata attentamente dalle forze dell’ordine, visto che spesso te li ritrovi dietro la cabina elettorale i candidati) e tu devi scegliere. Pensi di scegliere la persona più adeguata a fare il sindaco della tua città, Canicattì. Pensi di votare uno che si può meritare la fiducia personale ed elettorale. Il materiale umano è quello che è, si deve scegliere tra questi 6 nomi e cognomi, mica puoi votare Giorgio Napolitano o Silvio Berlusconi oppure Bersani piuttosto che Lombardo? E perché no. Il voto non è valido ma sempre voto è. Si chiama voto del dissenso. Perché non esiste solo l’astensionismo, che sarà ridotto al minimo visto che ci sono 480 candidati al Consiglio comunale. Significa che se non c’è tuo figlio o tua nuora tra i candidati c’è sicuramente il tuo cugino lontano, che non vedi da una vita ma hai dovuto offrirgli il caffè perché è venuto a chiederti il voto a casa tua. E pensi che non lo hai visto al funerale del tuo caro estinto, si ma che c’entra era impegnato a lavoro. L’occasione è sempre buona per rivedersi. In una giungla così come fare a districarsi? Bene per oggi è tutto. La riflessione di domani sui programmi elettorali dei candidati a sindaco.

Paolo Picone

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