Gettoni di presenza triplicati: l’avvocato Li Calsi “I soldi non dovuti sono soldi rubati”

CANICATTI’  Intervento dell’avvocato Fabio Li Calsi sulla notizia della convocazione a giudizio del sindaco Ettore Di Ventura davanti alla Corte dei conti, assieme ad altri 11 ex Consiglieri comunali sullo scandalo dei gettoni di presenza triplicati nel 2013. “Chi prende soldi non dovuti con la coscienza e volontà dell’indebita percezione di soldi del Comune – dice Li Calsi – per me è un concetto assimilabile al rubare.  Nel caso di specie sono stato io a denunciare i fatti alla procura della corte dei conti. Ovviamente ho fatto questo pubblicamente facendo inserire la mia denuncia nella delibera consiliare e diffidando il segretario ad inviare gli atti alla corte dei conti. Adempimento che ho comunque curato personalmente.  Preciso ancora che questo atto illegittimamente assunto dagli stessi consiglieri comunali era già stato votato  circa  2 mesi  prima. Il sottoscritto fece annullare il primo atto con  l’intervento dell’organo tutorio,  ovvero con il commissariamento del consiglio comunale da parte dello assessorato enti locali della regione Sicilia.  Con inusitata protervia,  seppure fosse già  intervenuto l’annullamento da parte del commissario, i consiglieri in questione reiterarono la delibera illegittima.  A questo punto il sottoscritto chiese con apposito ordine del giorno la revoca della delibera in autotutela,  ma di fronte al diniego del consiglio  comunale ho dovuto denunciare la indebita ed illecita sottrazione di soldi dalle casse comunali  alla corte dei conti. Preciso altresi’ che l’attuale  sindaco Avv.  Di ventura Ettore ,allora consigliere di maggioranza del sindaco Scrimali, tristemente assurto agli onori della cronaca per  l’ignominioso scioglimento per mafia della comune, risulta indagato per colpa grave per avere chiesto nella detta delittuosa delibera il voto segreto a fine di occultare e responsabilità dei consiglieri,  dimostrando così la piena consapevolezza degli stessi circa il carattere fraudolento ed illecito della delibera da votare.

TRATTASI QUINDI DI ATTO DELINQUENZIALE.

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