Il Cupa ad un bivio: il primo febbraio si chiude

MARIA IMMORDINO PRESIDE CUPAAGRIGENTO – Il Cupa è ad un bivio: il futuro dell’università è legato al rientro di due enti, ex Provincia e Camera di commercio, ed al finanziamento della Regione. Il primo febbraio si conoscerà la verità. Il presidente del Consorzio, Maria Immordino, ha infatti convocato l’assemblea dei soci, per fare il punto sulla situazione e stabilire se chiudere l’esperienza del Polo universitario o rilanciare l’azione formativa dell’ente. Per far questo ci sono diversi fattori che devono collimare. Punto primo, il recesso dal Consorzio dell’ex Provincia e della Camera di commercio, che in passato garantivano il sostegno finanziario per quasi un milione di euro. “Per quanto mi riguarda – dice la preside Immordino – la delibera di recesso dell’ex Provincia e della Camera di commercio non sono valide fino a quando non è l’assemblea dei soci a prenderne atto. Di fatto, attualmente, i due enti, per me sono parte attiva del Cupa. Quindi aspettiamo i rappresentanti di queste due istituzioni, giorno uno febbraio, che ci vengano a dire di essere usciti dal Consorzio, noi ratificheremo la decisione e subito dopo stabiliremo di mettere in liquidazione il Cupa”. Poi c’è la questione dei fondi per sostenere la sede staccata dell’università. Di fatto, per mantenere in vita il Polo, servono 2 milioni e mezzo di euro, che coprono sia il costo per la convenzione con Unipa (Università di Palermo) che tutte le altre spese per la gestione. Chi metterà a disposizione queste somme? Risponde la preside: “La Regione, entro fine mese dovrà approvare la finanziaria e ci è stato detto dallo stesso governatore Crocetta che sarà confermato il fondo di 5 milioni di euro per tutti i Consorzi universitari siciliani. In più noi chiederemo, e lo stanno facendo i deputati agrigentini, che il contributo di 800 mila euro, come somma in più rispetto al fondo, sia destinato all’ex Provincia, in modo che l’ente possa rientrare nel Cupa. Quindi, a conti fatti, 800 mila euro li mette a disposizione la Provincia (attraverso il contributo regionale), più di un milione arriverebbero direttamente dalla Regione con il fondo creato ad hoc. Quindi mancherebbero all’appello circa 300 mila euro che noi andremo a recuperare con metodi alternativi: ad esempio coinvolgendo i privati”. La professoressa Immordino infine chiede che questa programmazione possa essere garantita per tre anni e non di anno in anno, altrimenti non sarà il caso di continuare. Ad ogni modo, il primo febbraio resta la data cruciale per il Polo universitario. Ed il futuro degli studenti che frequentano la sede universitaria di Agrigento è davvero legato ad un filo sottilissimo. Intanto ieri, sul caso “Cupa” sono tornati alla carica i tre segretari confederali: Massimo Raso per la Cgil, Maurizio Saia per la Cisl e Gero Acquisto della Uil. “Siamo veramente preoccupati per il tono e gli accadimenti di queste settimane – scrivono in una nota i sindacalisti – rispetto all’obiettivo che dovrebbe essere comune, ovvero quello di salvaguardare il Cupa e la sua continuazione. La brutta sensazione che abbiamo è che sul Polo si consumi una lotta di potere sulla pelle dei dipendenti e degli studenti. Non possiamo permetterci di perdere 15 posti di lavoro e dire a 2000 studenti ed alle loro famiglie “arrangiatevi”. La Regione Siciliana, che ha competenza in materia di diritto allo studio universitario, dimostra ancora una volta, di non avere capacità risolutive e capacità strategiche, pertanto chiediamo al governo nazionale di intervenire e garantire uguaglianza di diritti sul territorio nazionale. La Regione è l’unica responsabile delle difficoltà in cui si trova il Cupa”. Dopo l’analisi critica arriva l’appello: “Se Crocetta non è in grado di farlo, intervenga Renzi”.

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