Il Tar condanna il Comune di Agrigento

AgrigentoMunicipio-003-300x200 Agrigento ore 9.40, riceviamo e pubblichiamo. La società “2elle ” srl nel 1995 aveva presentato al Comune di Agrigento una richiesta di rilascio di  concessione edilizia per la realizzazione di un fabbricato nella via Picone in Agrigento; la detta società, ritenendo formato il “silenzio-assenso” sulla predetta richiesta di concessione edilizia , comunicava al Comune di Agrigento l’inizio dei lavori relativi alla costruzione del predetto fabbricato. Successivamente il Sindaco pro tempore delComune di Agrigento dapprima disponeva la sospensione dei lavori  e,in seguito , la revoca della concessione edilizia tacitamente assentita ; infine il Sindaco pro tempore annullava d’ufficio la predetta concessione edilizia. Avverso le citate  ordinanze sindacali la società “2elle” srl proponeva dei ricorsi giurisdizionali davanti al Tar Sicilia, chiedendone l’annullamento, previa sospensione dell’esecuzione ; in tali giudizi intervenivano “ad opponendum”, con il patrocinio dell’avv. Girolamo Rubino, i coniugi Augello Calogero e Caminneci Valentina, portatori di un interesse qualificato nella qualità di condomini di un edificio limitrofo , per chiedere il rigetto dei ricorsi proposti dalla società “2elle” srl. Il Tar rigettava i detti ricorsi ed il Consiglio di Giustizia Amministrativa in grado di appello rigettava l’appello proposto dalla società ricorrente;  pertanto il Comune di Agrigento ingiungeva alla società “2elle” srl la demolizione delle opere già realizzate, con l’avvertenza che, decorso infruttuosamente il termine assegnato, si sarebbe proceduto all’acquisizione di diritto al patrimonio del Comune delle opere realizzate e dell’area di sedime. Anche avverso l’ingiunzione di demolizione proponeva un ricorso giurisdizionale la società  “2elle” srl, , chiedendone l’annullamento previa sospensione dell’esecuzione; anche in tale giudizio si costituivano i coniugi Augello-Caminneci, sempre con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino, per chiedere il rigetto  del ricorso. Il Tar rigettava anche il nuovo ricorso e pertanto i coniugi Augello e Caminneci mettevano in mora il Comune di Agrigento, intimando di procedere all’acquisizione delle opere abusive realizzate e dell’area di sedime. Non avendo il comune riscontrato l’atto di diffida e messa in mora notificato a mezzo di ufficiale giudiziario i due coniugi proponevano a loro volta un ricorso giurisdizionale, sempre con il patrocinio dell’avv. Girolamo Rubino, per l’accertamento dell’illegittimità del silenzio serbato dall’Amministrazione Comunale in ordine alla richiesta di adottare gli atti necessari al  fine di acquisire al patrimonio comunale le opere abusive realizzate nonchè l’area di sedime. Il Tar Sicilia, Palermo, Sez. 1, Presidente f.f. la Dr.ssa Federica Cabrini, Relatore la Dr.ssa Aurora Lento, ritenendo fondato il ricorso patrocinato dall’Avv. Rubino lo ha accolto, dichiarando l’obbligo del Comune di Agrigento di provvedere all’acquisizione delle opere abusive e della relativa area di sedime entro il termine di trenta giorni dalla notifica della sentenza, nominando commissario ad acta per l’ipotesi di ulteriore inadempienza il Prefetto di Agrigento, e condannando anche il Comune di Agrigento al pagamento delle spese giudiziali, liquidate in euro mille, oltre iva e cassa di previdenza forense. Pertanto se il Comune di Agrigento non disporrà l’acquisizione al patrimonio comunale delle opere abusive e della relativa area di sedime nel termine di trenta giorni dalla data di notifica della sentenza il neo Prefetto della Provincia di Agrigento, Dr. Nicola Diomede, dovrà intervenire in via sostitutiva,in esecuzione della entanza resa dal Tar,  con facoltà di delega ad altro funzionario dello stesso ufficio.

 

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