Intervista alla candidata del Pd alla Camera, Maria Iacono

Agrigento, ore 16.54 “Il partito Democratico, in questo momento storico, rappresenta l’unica grande forza politica presente nel territorio Nazionale in grado di rilanciare dal governo del paese una seria politica di ripresa dell’economia Nazionale, all’interno della quale la questione del mezzogiorno e la crescita omogenea di tutto il paese rappresentano una questione centrale e non più rinviabile”. A sostenerlo è Maria Iacono, candidata alla Camera dei Deputati nella lista del Partito democratico nella circoscrizione Sicilia occidentale.

Iacono, uno degli argomenti cardine della sua campagna elettorale, iniziata già subito dopo le “parlamentarie” è il superamento del divario esistente tra Nord e Sud per il rilancio del paese. Qual è a suo avviso la strada da percorrere in tal senso?

Bisogna innanzitutto partire da un elemento imprescindibile: votare il Partito Democratico per spezzare, definitivamente, la riproposizione di un centro destra dove si è rinsaldata l’alleanza Pdl- Lega Nord, che pone nuovamente nel panorama politico Italiano la convinzione che Sud e Resto d’Italia siano due sistemi differenti., con il Nord che funziona e ha bisogno solo di aggiustamenti ed il Sud, completamente da ridefinire. Le analisi puntuali svolte da Banca d’Italia e da altre istituzioni rilevano l’interdipendenza tra i diversi sistemi economici, sociali e finanziari in cui è articolato il Paese ed allora appare quanto mai necessario ed opportuno parlare di Mezzogiorno come questione Nazionale e solo una grande forza riformista come il Pd è in grado di affrontare i nodi della crisi economica, sociale e democratica dell’intero Paese. L’Italia non uscirà da questa crisi se non saremo capaci di dare alla nazione un profilo unitario e solidale. E’ da qui, dai territori più deboli che bisogna ripartire se si vuole davvero superare la crisi con una politica si sviluppo che valorizzi l’intero Paese. Se, malauguratamente, dovessero passare i disegni della Lega e di Berlusconi , che ha approvato le richieste di Bossi, Tremonti e Maroni,  in Sicilia, in provincia di Agrigento verrebbero vanificati il diritto costituzionale all’istruzione e il diritto alla salute.

Se è vero che il meridione d’Italia sta pagando a caro prezzo la grave congiuntura internazionale, la Sicilia, e la provincia di Agrigento in particolare, come può tornare competitiva?

Indubbiamente all’interno della complessa questione meridionale vi è la specificità dei singoli territori ed emerge in modo assolutamente drammatico la questione della Sicilia e della Provincia di Agrigento, la nostra terra nell’ultimo periodo si è affermata come luogo dell’emergenze in cui la crisi economica si avverte in modo significativo alla  luce soprattutto dell’esplosione di una vera e propria crisi sociale, i dati sull’occupazione sono sotto gli occhi di tutti e come se non bastasse interi settori della vita produttiva ed economica del nostro territorio vivono una crisi che rischia di diventare strutturale. La prossima legislatura  sarà chiamata a legiferare su temi e settori che per il meridione assumono un importanza straordinaria penso alla riforma del settore agricolo e agroalimentare  ed alla definizione delle quote europee che indubbiamente deve essere ridefinita con uno sguardo ed una attenzione maggiore soprattutto al sud ed alle specificità produttive del sud. In questo senso mi adopererò perché  il settore  agro alimentare della provincia di Agrigento esca dalla crisi. Le tante eccellenze presenti dall’uva Italia, alla produzione di olio, le arance ed i prodotti dell’intero comprensorio ortofrutticolo vanno tutelati, valorizzati ed è necessaria l’assunzione di politiche nuove che ne favorisca l’approdo nelle grande distribuzione, una politica che favorisca la qualità e la tuteli anche in campo Nazionale.

Quindi una politica che guardi maggiormente al territorio e alle sue peculiarità ?

Tra le priorità per il rilancio della nostra terra, ovviamente, non c’è solo l’agricoltura. La provincia di Agrigento dispone di un patrimonio culturale, storico , paesaggistico immenso e straordinario, eppure in questi anni si è assistito a scelte, anche spesso promosse dalla classe politica, che andavano in una direzione diversa, i tentativi anche recenti di trasformare il nostro territorio in un grande cantiere da sfruttare e da trivellare, penso a quello che si vuole fare nel territorio del Belice o al progetto per fortuna scongiurato grazie anche all’impegno del partito Democratico, di realizzare una centrale nucleare a ridosso del territorio di Palma di Montechiaro. Personalmente penso ad uno sviluppo diverso partendo proprio dal concetto di bellezza. La provincia di Agrigento dispone di centri storici meravigliosi, penso alla città capoluogo, a Sciacca,  a Palma di Montechiaro, a Caltabellotta , a Naro ecc. cui va data particolare attenzione attraverso una sinergia pubblico-privato per il loro recupero. Sul piano culturale ci sono i presupposti per trasformare questa terra nella provincia del sapere della cultura. Ovviamente servono le risorse e i comuni in questi hanno dovuto fare fronte ai tagli dei governi Nazionali che hanno ridimensionato le politiche a favore dello sviluppo e del territorio. Forte della mia esperienza di ex sindaco credo di potere incarnare una battaglia che vada nella direzione di promuovere uno sviluppo certamente sostenibile che parta proprio dal nostro patrimonio culturale e storico. Questa terra può davvero diventare ricca sul piano della cultura e del turismo ma servono interventi forti anche in termini di collaborazione con le amministrazioni locali.

Sono in molti, infine, a chiedere una “normalizzazione” del settore della Scuola, auspicando una riforma che restituisca dignità ai lavoratori e, al contempo, migliori l’offerta formativa.

La premessa è che la scuola non va più stravolta, che non dovranno esserci riforme calate dall’alto e che anzi vanno ridati finanziamenti e fiducia, per tornare ad avere alti tassi di occupazione, produttività e coesione sociale.

Dobbiamo raggiungere un risultato molto concreto: dimezzare il nostro tasso di dispersione scolastica e raddoppiare il numero di laureati. Solo se sapremo investire sui saperi, scommettendo sulla qualità del capitale umano del nostro Paese e su una società della conoscenza diffusa, potremo tornare a crescere.

Il PD non solo è stato impegnato in questi anni a difendere il diritto universale all’istruzione ma intende rendere il sistema scolastico italiano più efficace e più equo. Vogliamo riportare gradualmente linvestimento almeno al livello medio dei Paesi OCSE (6% del PIL). Torniamo ad investire sulla conoscenza per garantire a tutti pari opportunità di apprendimento e di educazione. La scuola, per garantire “uguaglianza e libertà”, come ci chiede la nostra Costituzione. La scuola, unico vero ascensore sociale, per ridare slancio ad una società bloccata. Non basta difendere l’esistente, dobbiamo dare a questo Paese una prospettiva di cambiamento.

Le scuole autonome oggi hanno bisogno di risorse umane e finanziarie certe su cui poter contare per dispiegare appieno la libertà di insegnamento e un’autonoma organizzazione didattica per raggiungere un unico obiettivo: permettere agli studenti di raggiungere il proprio successo formativo e scolastico.

In Sicilia la FLC- CGIL ha promosso una raccolta di firme perché la Regione vari una legge quadro sul diritto allo studio di cui solo la nostra regione nel panorama nazionale è sprovvista  e definisca un sistema integrato di servizi per gli studenti.

Il problema del trasporto scolastico che la carenza di risorse sta riversando sulle famiglie è un fatto gravissimo che nega il diritto allo studio.

Il problema dell’edilizia scolastica è diventato drammatico: i dati dicono che gran parte degli edifici non risulta a norma e gran parte addirittura in stato di pericolo.

La lotta alla precarietà nella scuola va immediatamente combattuta attraverso un nuovo piano pluriennale di esaurimento delle graduatorie e che possa offrire nel contempo la continuità didattica agli studenti.

I Commenti sono chiusi

Articoli recenti