La Fagri chiede di ripristinare la funzionalità della diga Gibbesi per usi irrigui

maria rosaria colettiRAVANUSA – Ripristinare la funzionalità della diga Gibbesi ed il servizio di irrigazione per l’anno in corso. E’ quanto chiede al presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, la presidente provinciale di Fagri (filiera agricola italiana), Maria Rosaria Coletti. In una dettagliata ed articolata lettera, inviata oltre al governatore Crocetta anche al dirigente del Servizio 3 Gestione infrastrutture per le acque, Alfonso Casalicchio; al direttore del Consorzio di Bonifica 5 – Gela, Vincenzo Caruso; al commissario straordinario del Consorzio di Bonifica Sicilia Occidentale, Antonino Drago ed agli assessori regionali, all’Agricoltura dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea, Antonino Cracolici e Vania Contrafatto, titolare delle deleghe all’Energia e Servizi di Pubblica Utilità, la responsabile Fagri, Coletti, in rappresentanza degli agricoltori proprietari dei terreni serviti dalla Diga “Gibbesi”, chiede di attivarsi per far si che possa essere ripristinato il servizio di irrigazione. “La sospensione per l’anno 2015 dopo tutti gli sforzi fatti negli anni antecedenti – spiega Coletti – ha creato non pochi disagi agli agricoltori che non potrebbero resistere ad un altro anno di mancata erogazione dell’acqua per uso irriguo. Grazie ad alcuni interventi degli Enti regionali, gli agricoltori hanno risposto con positività all’attivazione di un servizio sino a qualche anno fa visto solo come un racconto di fantasia. Nei pochi anni trascorsi dall’avvio dell’irrigazione sperimentale dei terreni serviti dalla diga “Gibbesi”, che interessano i territori dei Comuni di Naro e Ravanusa per l’ex Provincia di Agrigento e Sommatino, Riesi e Mazzarino per l’ex provincia di Caltanissetta, gli agricoltori sebbene diffidenti hanno di nuovo cominciato ad investire e a trasformare i propri fondi anche con l’impianto di colture specializzate; tutto questo testimoniato dall’incremento di richieste di irrigazione che ogni anno sono rivolte alla Fagri ed al Consorzio di Bonifica. Appare a questo punto inammissibile, dopo gli sforzi e gli investimenti effettuati da tutti, non attivarsi per ripristinare l’invaso di acqua in diga almeno sino a quota 217 metri sul livello del mare, che come dimostrato negli anni non ha rappresenta nessuna pericolosità e che sicuramente consentirà agli agricoltori interessati di ottenere un reddito per il sostentamento delle proprie famiglie. Questo stimolo può risultare anche come nuovo punto di partenza per gli stessi Consorzi di Bonifica, a cui è riconosciuta la gestione delle acque destinate all’irrigazione, sia per una loro ripresa economica che per una produzione maggiore delle attività agricole. Bisogna ricordare di impegnarsi nel concreto per il rilancio dell’agricoltura, fonte primaria di questa terra”.

Lascia un Commento

Articoli recenti