Roma, Ultime ore per visitare la mostra di Diana Kirova al centro “Elsa Morante”

Roma, ore 15.15 Ultime ore per visitare, presso il Centro Culturale “Elsa Morante” di Roma, la mostra personale di Diana Kirova “Lezioni di volo”. Una mostra accompagnata da un testo critico di Carolina Lio che dal 22 aprile riscuote ampio successo di pubblico e critica. L’artista bulgara di adozione romana ha esposto il proseguimento del suo ciclo di lavori, in cui il simbolo archetipo del volatile e le vele viene usato per esprimere sensazioni, potenzialità, limiti ed emozioni umane. Le opere di Diana Kirova si muovono su sfondi neutri in cui la figura emerge leggera ma anche incerta, a volte incompleta e a tratti cancellata. E’ chiaro il richiamo all’identificazione e alla ricerca di libertà e di indipendenza per staccarsi da un sottofondo quotidiano piatto e continuo. Il metodo proposto è la ricerca di una mitologia contemporanea che faccia da guida ideale a nuovi inizi e a nuove prospettive”.

 GIUDIZIO CRITICO DI PAOLO PICONE

Diana Kirova ha una intuizione geniale: spesso non è facile imprimere su una tela il volo di un uccello. Quanto lenta o veloce che sia la sua andatura, dovuta all’intervallo di tempo con cui muove le sue ali, è quasi un’impresa “catturare” quella espressione di liberazione, che solo volando si può gustare. Diana, con la sua semplicità e con il suo pennello morbido, riesce ad imprimere una sensazione al volo, in maniera più originale direi di qualsiasi moderna e potente macchina fotografica che cattura un frame anche a distanze considerevoli. Avrei voluto “volare” a Roma per ammirare le opere di Diana da vicino. Non è stato possibile, ma mi riprometto di essere presente nelle future occasioni.

Paolo Picone

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LA CRITICA. DI CAROLINA LIO

Tra i tanti miti dell’Antica Grecia, il più ricordato e citato resta forse la storia di Icaro che, grazie a delle ali di cera costruitegli dal padre Dedalo, riesce a volare fino a vicino al sole; così vicino che le sue ali si sciolgono e lui precipita e muore. Questo mito deve la sua fortuna a uno dei caratteri più profondamente innestati nella natura umana: il desiderio del volo come metafora di libertà, ma anche e soprattutto di elevazione. Per allargare i propri orizzonti e aumentare la propria conoscenza, fosse anche solo in termini di raggio visivo, l’uomo ha trovato nel proprio corpo la volontà del diventare bipede per poi iniziare a sognare un’ulteriore forma di evoluzione: quella delle ali come strumento necessario per vincere l’ancoraggio a terra e la forza di gravità. Già fin dalle pitture rupestri dell’Europa del Paleolitico, che a volte raffiguravano proprio degli uomini-uccello, abbiamo la chiara dimostrazione di come l’uomo, da
sempre, abbia anelato a raggiungere una dimensione mista tra “essere del mondo” ed “essere del cielo”. E la creazione dei misticismi, dei credo e delle varie religioni, ha confermato l’idealizzazione operata dall’uomo rispetto al volo. Per conferire divinità, si immagina che l’essere superiore abbia in primo luogo la capacità di volare, che non risenta della forza di gravità e che, spesso, la sua struttura fisica sia un’unione tra il corpo umano e quello degli uccelli, ad esempio come negli angeli.
Se agli uccelli, unici nel mondo animale, invidiamo una caratteristica che ci è nettamente preclusa, se questa stessa caratteristica è per noi qualità e caratteristica del mondo divino, e se il nostro scopo di vita è proprio il raggiungimento di una spiritualità talmente elevata da meritarci anche noi l’ascesa a una dimensione paradisiaca in cui vivere nell’alto dei cieli, capiamo subito che la figura del volatile è nella mente dell’uomo l’anello di congiunzione tra sacro e profano.
Chi porta le ali, si tratti di una colomba che raggiunge l’arca di Noè o di un arcangelo Gabriele che Annuncia l’avvento del Cristo, è l’intermediario di Dio con gli uomini.
Quello che con questa introduzione si vuole sottolineare è il carattere fortemente simbolico che anche un singolo uccello può risvegliare nella nostra mente, soprattutto se viene ritrovato all’interno dell’arte, in cui siamo sempre abituati a cercare il significato taciuto all’interno di rimandi e di codici archetipici. Se poi la figura è completamente immersa in uno sfondo neutro, come appunto nel caso di Diana Kirova, è ancora più chiaro che quello di cui si sta parlando non è una raffigurazione, ma una proiezione. La proiezione che l’artista compie nei suoi dipinti è di forza uguale e contraria all’umanizzazione degli animali che si ritrova nelle favole di Fedro tanto quanto in quelle di La Fontaine. Se nelle fiabe per bambini – e per adulti – l’animale si sente uomo e acquista delle caratteriste terrene per creare scenette divertenti e paradossali, Diana Kirova rappresenta dei volatili per identificarsi con loro, sentirsi uccello, e assorbire delle caratteriste spirituali per superare i conflitti emotivi e pratici che la condizione umana impone. In
questo senso i ritratti su sfondi neutri e a volte monocromi che fa a diverse tipologie di volatili, sono in realtà degli autoritratti, forti giochi di ruolo in cui l’artista diventa un personaggio delle Metamorfosi di Ovidio e, almeno idealmente, acquista una forma capace di alzarsi dal suolo per superare definitivamente quelle barriere che viste da terra sembrano alte e che viste dal cielo sembrano piatte.
Non ci si illuda, però, che sia una trasformazione facile. Di fatto è quasi più una lotta. La natura umana imperfetta e l’idealizzazione a cui l’artista cerca di tendere, spesso e volentieri combattono e la prima prende il sopravvento cancellando dei tratti, sfumandoli o decomponendoli fino a far apparire una figura che si sta come sciogliendo, proprio come le ali di cera di Icaro. In questi casi lo sfondo prende il sopravvento e mangia la figura dal di dentro, rosicchiandola e facendole rischiare lo schianto. Una fragilità che si sposa bene con la leggerezza delle figure, con la neutralità su cui sono dipinte, con i colori delicati, morbidi e tenui, con il tratto quasi invisibile e la sintesi diretta e immediata che fa focalizzare subito lo spettatore sul simbolo. E gli uccelli, già così tanto ricchi di significati simbolici, assumono un tono ancora più poetico nel momento in cui nei quadri di Diana Kirova sembrano quasi in prova di volo
dopo o durante un periodo di fragilità così eccessiva da definirsi quasi malattia. Questa malattia non è altro se non la stessa umanità di cui l’artista, identificandosi con gli uccelli, non riesce comunque a liberarsi. Questa corrode i sogni su una spiritualità totale e pura e riporta con una ferma ostinazione al peso della terra. La guerra per superare i propri confini umani e fisici, per il momento resta invadente e continua a fare parte del percorso della storia umana.

Carolina Lio

DIANA KIROVA – IL CURRICULUM

Nata a Sofia (Bulgaria) nel 1962. Vive e lavora a Roma.

Principali mostre personali:

2013 Diana Kirova, testo di C. Lio, Centro Culturale Elsa Morante, Roma * (see datails),(see datails)

2011 Diana Kirova, a cura di C. Lio, Sala Margana, Roma * (see datails)

2010 Diana Kirova, a cura di C. Speranza, Centro d’Arte La Bitta, Roma *

Principali mostre collettive recenti:

2013 Libera l’arte, a cura di Premio Manini, Museo dell’Abbazia di San Pietro, Assisi *

2013 Artisti in permanenza, a cura di P. de Magistris e K.Milakovic, Galleria Collezione Saman, Roma *

2013 Libera l’Arte, a cura di Premio Manini, Museo dell’Abbazia di S.Pietro, Assisi *

2012 Premio Fiorenza Sorbelli, a cura di Klaus Mondrian e Luciano Fabale , Mondrian Suite, Roma * (see details)

2012 Small Works Show , a cura di L.Zilli , Kerr Village Art Gallery, Oakville, Canada *

2012 Interferenze emotive, a cura di Patrizio de Magistris e K.Milakovic, Galleria Collezione Saman, Roma *

2011 Il colore dell’acqua, a cura di Patrizio de Magistris e K.Milakovic, Galleria Collezione Saman, Roma (see details)

2011 Il salotto, a cura di A. Vespaziani, p-zza Farnese, Roma (see details)

2011 Libera l’arte, a cura di Premio Manini, Palazzo Monte Frumentario, Assisi *

2011 Arteanima, a cura di C. Rossi, C. Monteleone e R. Leonetti, Sala S. Francesco, Ferrara * (see details)

2010 Premio OpenArt 2010, a cura di G. Morabito, Sale del Bramante, Roma *

2010 Cento Pittori di Via Margutta, 86ma edizione, a cura di A. Vespaziani, via Margutta, Roma

2010 Il cavallo, Colori e Armonie, a cura di Letizia Fanari, Fiera di Roma, Roma *

2010 Percorsi Paralleli, a cura di S. Fattibene, Il Trittico Arte Contemporanea, Roma *

2009 Cento Pittori di Via Margutta, 85ma edizione, a cura di A. Vespaziani, via Margutta, Roma

2009 Nel segno di Cassiopea, a cura di E. Czercki e A. Baldissera, Galleria Cassiopea, Roma *

2009 Il salotto, a cura di A. Vespaziani, p-zza Farnese, Roma

2009 VentiPerVenti, Lineadarte Officina Creativa, Napoli

2009 Libera l’arte, a cura di Premio Manini, Museo di San Pietro, Assisi *

2008 Espressioni cromatiche, a cura di M. Lomasto e F. Dau, Galleria Artemax, Napoli *

Premi e concorsi:

2013 Menzione di merito alla 05° edizione del Premio Manini

2013 Selezionata alla 05° edizione del Premio Manini

2012 Selezionata alla 01° edizione del Premio Fiorenza Sorbelli

2011 Selezionata alla 04° edizione del Premio Manini

2010 Selezionata alla 07° edizione del Premio OpenArt

2009 Selezionata alla 03° edizione del Premio Manini

2008 Selezionata alla 05° edizione del Premio Celeste

Galleria di riferimento:

Kerr Village Art Gallery, Canada

Galleria Collezione Saman, Roma

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