Salvatore Curcio: il fattaccio di Palermo

Canicattì, ore 09.06 Riceviamo e Pubblichiamo: Il recente fatto di sangue verificatosi nella città di Palermo,che ha visto gettate letteralmente nella più nera disperazione ben due famiglie,quella delle vittime e quella dell’aggressore, al  quale viene dato giustamente ampio spazio informativo dalla stampa locale e nazionale,si aggiunge ,purtroppo allungandola,alla copiosa scia di altri casi,ugualmente nefasti,che in questi ultimi anni si sono verificati in ogni parte d’Italia e che hanno lasciato nell’opinione pubblica,oltre al momentaneo sbigottimento, il convincimento della inspiegabilità di tali atti criminosi e/o della incapacità di trovare le reali motivazioni psicologiche che spingono tanti giovani di oggi a distruggere la propria vita e quella degli altri. Credo che,in presenza di fatti di tale portata,la società civile (e quindi ciascuno di noi che la costituiamo) debba porsi l’interrogativo categorico finalizzato alla ricerca sia delle cause da cui traggono origine azioni criminali così violente che dei rimedi da approntare per porre termine ad un fenomeno di così grave entità che,allargandosi,ahimè,come a macchia d’olio, può legittimamente definirsi un vero e proprio “caso sociale”. Senza avere la pretesa di fornire risposte esaustive e capaci di centrare appieno il problema con le indicazioni delle  relative  soluzioni, ma,al solo scopo di dare un modesto contributo a fatti così importanti che interessano da vicino i giovani di oggi,a mio avviso,credo,che le ragioni vadano ricercate nel mondo in cui gravita l’universo giovanile, la gioventù di oggi,che necessita di un valido processo formativo ,dall’infanzia sino al raggiungimento della maturità ,sia fisica che mentale,che può dare buoni frutti solamente attraverso il coinvolgimento delle istituzioni  deputate a svolgere il delicatissimo compito della preparazione e della formazione  dei giovani. In tale contesto la prima ad essere chiamata in causa è la famiglia dalla quale il bambino e successivamente l’adolescente  deve  attingere gli insegnamenti morali “primari” che lo accompagneranno nella vita; ci si riferisce,in particolare,alla necessità di inculcare nell’animo del familiare quei bei sentimenti di una volta, costituenti da sempre l’asse portante di ogni società che voglia definirsi civile, e che possono riassumersi nel rispetto della persona umana,nella sacralità della vita propria ed altrui,nell’osservanza scrupolosa delle leggi,nella correttezza dei comportamenti  verso il prossimo che debbono  essere sempre improntati ai principi dell’onestà, dell’amicizia sincera e quant’altro,valori antichi dei quali,purtroppo, nell’era dell’alta tecnologia si è quasi del tutto perso anche il ricordo. Insegnamenti questi che vanno inculcati nell’animo del bambino e/ o dell’adolescente non con le semplici   parole ma soprattutto  con gli esempi di vita che va quotidianamente vissuta nell’osservanza dei principi sopra citati senza dei quali si finisce con l’inculcare sentimenti che vanno nella direzione opposta. Certo il mestiere del”genitore” in questi ultimi tempi è divenuto sempre più difficile ma ciò non può  giustificare eventuali comportamenti   rinunciatari  in ordine all’obbligo giuridico della educazione della prole che finirebbe immancabilmente con il lasciarla  in balia di se stessa  o peggio  delle poco edificanti trasmissioni televisive o dell’uso,spesso distorto e prolungato,del Web o  dei mezzi di ultima generazione. Ovviamente  non è auspicabile il deplorevole ritorno alla figura del “padre-padrone”,volendo semplicemente evidenziare(circostanza del resto a molti noti)  il fatto che  talora i figli vengono abbandonati a se stessi mentre andrebbero amorevolmente seguiti,consigliati e qualche volta richiamati sulle azioni da compiere ove  queste dovessero essere difformi a quanto detto prima. Analogo compito dovrebbe essere svolto anche dalla scuola,che,oltre alla famiglia,è deputata all’azione formativa dei giovani alunni ai quali,oltre alle nozioni scolastiche ,debbono essere trasmessi quei sani valori  che sicuramente lo aiuteranno a crescere nei rapporti relazionali  con il mondo esterno del quale,in avvenire,sono destinati a diventarne i veri protagonisti. Anche la Chiesa deve contribuire più incisivamente sulla formazione della gioventù  che ,oltre ad essere arricchita delle cognizioni puramente religiose,deve trovare nelle persone consacrate sicuri punti di riferimento corroborati da una condotta di vita veramente esemplare ed adamantina. Un ultimo accenno va fatto anche ai rappresentanti della politica che,al pari della famiglia,della scuola e della Chiesa,dovrebbero dare concreti e reali esempi di correttezza,di onestà,di senso del dovere,inteso come servizio nei confronti dei cittadini(peraltro  richiesti dalla vigente Carta Costituzionale), valori che hanno a suo tempo ispirato i Padri costituenti e che,stando alle notizie apprese quotidianamente dalla stampa,credo si siano persi del tutto e non lasciano intravedere sinora reali ed effettivi cambiamenti di rotta. Concludendo ,per frenare l’attuale furia omicida dei giovani,peraltro abbastanza frustati  e senza alcuna speranza  per il loro futuro, che al momento si presenta alquanto buio,penso sia necessario che ciascun membro della c.d. società civile faccia la propria parte attraverso una inversione immediata dei comportamenti al fine di creare sin da subito sicuri punti di riferimento per gli stessi, che adesso sembrano soltanto affascinati da una realtà  illusoria  e menzognera essendo,in buona sostanza, sprovvisti quasi del tutto di una buona base formativa. Solo così’,a mio modesto avviso,potranno essere evitate in avvenire tragedie di tanta gravità che non possono e non debbono finire,appena,passata l’onda del momento, nel dimenticatoio generale,come purtroppo è sinora successo per casi analoghi. S. Curcio

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