Salvatore Curcio: Le amare riflessioni dei cittadini italiani

CURCIO SALVATORE Canicattì ore 9:15, riceviamo e pubblichiamo:  Con la fine del corrente anno,oramai alle porte,credo che ogni cittadino di questo  Paese, stremato da una crisi che non trova alcun precedente nella storia dall’unità d’Italia ai nostri giorni,si chieda cosa sia cambiato sinora durante un anno che ha visto tanti cambiamenti dal successo elettorale del M5S alla decadenza di Berlusconi,alla scissione del PDL e la conseguente nascita del NCD di Alfano ed alla recente elezione del Sindaco di Firenze Renzi alla guida del PD,fatti tutti che non mancheranno di incidere sul futuro politico dell’Italia con le consequenziali ripercussioni sulle tasche dei cittadini onesti e rispettosi delle leggi di questo Stato democratico. Interpretando , forse immodestamente, il pensiero di quanti fanno fatica a sbarcare il lunario,di tutti coloro che da un momento all’altro si trovano senza lavoro,di tanti giovani senza alcuna speranza costretti a cercare altrove i mezzi di sostentamento,dei cassintegrati i cui sussidi non hanno più possibilità di essere rinnovati,dei tanti disoccupati che hanno perso anche la speranza di trovare una nuova occupazione,di tutti i contribuenti onesti sempre più tartassati, ritengo che l’anno che volge al termine non presenti per loro un bilancio positivo anzi non fa prevedere per l’anno che sta per nascere alcuna possibilità di miglioramento. E dire che tanti di noi con il Governo delle larghe intese e con la maggioranza numerica in Parlamento avevamo in un primo momento sperato che le cose sarebbero cambiate, che il Governo,presieduto da Enrico Letta,avrebbe concretamente avviato quel processo di riforme,necessarie per far decollare la fase della crescita senza della quale non si esce da una crisi di tanta durata e di siffatto spessore. Ma ,spiace dirlo,niente di tutto ciò è stato concretamente e totalmente realizzato con l’aggravante che la disoccupazione ha superato ogni  limite,che le tasse aumentano sempre più,che i privilegi della casta non si toccano,che il teatrino della politica italiana continua come in passato,che il debito pubblico continua a crescere nonostante le maggiori entrate e,cosa ancor più grave, che oramai è subentrata negli italiani una specie di rassegnazione che non fa presagire niente di buono, una indifferenza apatica verso tutto e tutti come se mancasse la voglia di vivere. C’è da chiedersi allora,in presenza di una situazione così stagnante,cosa aspettano i nostri governanti,prima che sia troppo tardi,ad adottare le misure di cui tanto si parla e delle quali il Paese ne ha tanto bisogno. Ed  in proposito sembra legittimo chiedersi perché non vengono ridotti in misura rilevante gli stipendi dei parlamentari,dei grandi managers milionari che,dopo aver fatto fallire le aziende,vengono ricompensati con liquidazioni favolose(cosa che succede solamente nel nostro paese),perché non viene abolito sin da subito il finanziamento pubblico ai partiti senza aspettare il ventilato 2017 promesso da Governo in carica,non vengono eliminati gli Enti inutili,ridotte le spese militari,dismessi i fabbricati demaniali non più utilizzati ,imposta anche una patrimoniale in base al reddito posseduto e non solo sulle pensioni e quant’altro. Ne d’altronde occorre molta fantasia per capire che l’aumento di un punto dell’IVA decretato ad ottobre avrebbe immancabilmente inciso negativamente sui consumi facendo rallentare il barlume di crescita iniziale che  ha fatto ben sperare in una ripresa definita dal Premier “alle porte”. Pur nella consapevolezza che  alcune riforme quali la riduzione del numero dei parlamentari,l’abolizione delle Province,le competenze del Senato e quant’altro abbisognano di apposite leggi di revisione come  previsto dalla vigente Costituzione  non si capiscono però i motivi per cui le relative procedure non abbiano avuto inizio  o siano state appena iniziate anche in considerazione dei tempi  necessariamente alquanto lunghi. Così come non occorre avere profonde conoscenze in materia economica per capire che l’evasione contributiva non si elimina con il  solo lodevole intervento della Guardia di Finanza perché,invece, secondo il mio modesto parere,per  raggiungere tale scopo,occorra semplicemente introdurre il meccanismo della detraibilità di tutte le spese effettuate e perché no anche l’obbligatorietà del pagamento di qualunque spesa sostenuta attraverso il solo uso della carta di credito con l’innegabile vantaggio della tracciabilità e della trasparenza. Concludendo, a mio avviso,al di là delle chiacchiere, si rende necessaria una vera e reale volontà da parte dei nostri governanti ai quali incombe l’onere di dare risposte immediate e concrete ai numerosi ed assillanti problemi che affliggono la povera gente e il Paese tutto attraverso l’adozione di misure adeguate con le quali,facendo ciascuno la propria parte,si riesca ad uscire dalla attuale crisi ricreando  così condizioni di serenità e di speranza per l’avvenire di questo tanto martoriato Bel Paese.

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